Telecom companies europee, difensive ma non troppo

Il settore delle telecomunicazioni è uno di quelli chiamati a svolgere un ruolo ‘protettivo’ all’interno della componente azionaria del proprio portafoglioBy Rocki Gialanella – 11 Giugno 2020

Grazie a un business capace di oscillare di poco durante i periodi più turbolenti, valutazioni basse e caratteristiche storicamente difensive, il settore telecom aveva tutte le carte in regola per fare meglio degli indici in questa fase. Tuttavia, i problemi strutturali che lo perseguitano da anni sembrano aver avuto la meglio rispetto alle variabili favorevoli alla tenuta delle quotazioni.

Un P/e inferiore alla media del mercato

Dai massimi raggiunti nel corso del 2020, il settore presenta quotazioni in linea con l’indice Stoxx 600 e il suo ratio P/e (13,7) registra uno sconto del 23% rispetto a quello del mercato azionario del Vecchio Continente. Le performance del settore e quelle dell’indice hanno seguito un andamento similare, tuttavia, la migliore tenuta degli utili del settore hanno consentito il mantenimento di un ratio P/e nettamente più conveniente. Le stime riguardanti gli utili delle società incluse nell’indice hanno evidenziato un arretramento del 35,6% negli ultimi quattro mesi. Quelle del comparto telecom si sono ridotte di appena l’11%.

Due possibili evoluzioni per i titoli del comparto

La cosa sorprendente è l’aver visto le quotazioni scendere in linea con i cali medi sperimentati dai principali listini europei a dispetto di un ratio P/e decisamente più favorevole. Nel periodo più acuto della crisi legata al Covid19, si nota anche una revisione dei dividendi più blanda operata dai big europei del settore e cambi alla guidance meno violenti rispetto ad altri comparti. Per queste ragioni, molti esperti si aspettano due possibili evoluzioni dei titoli telecom per il resto dell’anno: un andamento meno volatile rispetto a quello degli indici generali o un recupero ‘verticale’ e rapido delle quotazioni in caso di ripresa dettata dal graduale dissolvimento della minaccia rappresentata dal virus.

Il problema del debito…e quello dei rating

Negli ultimi anni, i player principali del settore hanno avuto delle difficoltà nel controllo dell’indebitamento. In molti casi, i tentativi fatti per incrementare il volume del business e ridurre il debito complessivo si sono mostrati fallimentari. Se la crescita continuerà a latitare e il capex resterà elevato, i bilanci delle telecom companies potrebbero essere messi sotto pressione. Un altro problema è quello della sostenibilità degli attuali livelli di affidabilità creditizia. Se la situazione del debito tenderà a peggiorare, i bilanci ne risentiranno e gli investitori potrebbero domandare interessi più elevati per sottoscrivere i nuovi bond emessi dalle telecom companies per rifinanziare il debito. La metà delle società europee del settore ha un rating BBB o qualche gradino inferiore a tale livello. Se le agenzie di rating metteranno sotto osservazione i livelli di affidabilità creditizia, i dividendi e i piani industriali potrebbero essere rivisti in peggioramento.

Bouyges, Orange, Orange Belgio, Telia, Tele2, BT e Proximus sono alcune telecom che hanno optato per un taglio dei dividendi in presenza di una scarsa visibilità sull’andamento futuro degli utili.

Un peso sempre più risicato all’interno dello Stoxx 600

Negli ultimi anni il peso del settore sull’insieme delle Borse europee è andato gradualmente scemando. Nel 2003, il peso del settore all’interno dell’indice Stoxx 600 si attestava al 9%. Attualmente il peso è sceso al 2,8%. La presenza di una regolamentazione stringente, il peso sempre più elevato del debito e la necessità di aumentare gli investimenti, hanno determinato un’elevata frammentazione che non ha favorito l’arrivo di uno scenario favorevole alle aziende del comparto.

Questo elemento è stato inserito in NEWS. Aggiungilo ai segnalibri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *