OIL CRASH .. COSA STA SUCCEDENDO?

Il sole24Ore di sabato 18 aprile 2020 dedicava un articolo a spiegare cosa stava succedendo al prezzo del petrolio WTI (qui l’articolo completo: https://www.ilsole24ore.com/art/petrolio-etf-monstre-distorce-mercato-wti-ADjs4xK).

Uno dei motivi che ha contribuito a far crollare le quotazioni sembra derivare dalle attività condotte dallo “US Oil Fund”, un ETF che ha come sottostante l’indice FUTURE del petrolio WTI.

Il fondo è stato costretto ad operare alcuni aggiustamenti del portafoglio: finora investiva solo nella prima scadenza dei futures, il front month, ma da venerdì 17 ha cominciato a spostare il 20% del portafoglio sul contratto del mese successivo.

In pratica vende Wti per maggio (contribuendo al crollo delle quotazioni) e compra Wti per giugno. Movimenti banali, salvo che a compierli è il classico elefante nella cristalleria.

Lo US Oil Fund – meglio conosciuto dai trader come USO – era già il più grande Etf sul petrolio del mondo. Ma oggi è diventato davvero gigantesco, al punto da controllare un quarto delle posizioni aperte sul Wti: un dominio senza precedenti, benché favorito dalla ridotta liquidità sul mercato.

Nei giorni scorsi qualche analista aveva già messo in guardia dai rischi legati alla rapidissima crescita dello US Oil Fund, che in un mese e mezzo ha triplicato il gestito, raggiungendo 3,8 miliardi di dollari.

Una somma enorme, che in gran parte è costituita dai “soldi di mamma e papà”, come direbbero gli americani: risparmiatori qualunque, magari con scarsa comprensione degli strumenti finanziari, rimasti colpiti dalle ultime rocambolesche vicende sul mercato del petrolio, di cui si sono occupati persino i telegiornali.

I dati di oggi lasciano esterrefatti: un barile di West Texas Intermediate WTI per le consegne di maggio viene commercializzato all’apertura dei mercati a 0,56 dollari, contro una chiusura ieri sera a New York di -37,63 dollari.

L’agenzia Bloomberg ha riportato che un centro di stoccaggio di oro nero in Oklahoma sarebbe ormai vicino alla massima capacità.

A magazzini pieni, i venditori sono disposti a pagare i compratori pur di farsi ritirare la merce, visto che non c’è più spazio per stoccarla.

L’impossibilità degli estrattori di smaltire il materiale in magazzino nel brevissimo, complice la paralisi della domanda, genera questa inversione dei prezzi mai vista.

Non a caso, il contratto di giugno del Wti è sempre in calo, ma in forma meno drammatiche: meno 15,64% per cento a 20,89 dollari al barile.

Un gap tra i due contratti che non si era mai verificato. Tiene meglio il Brent (il petrolio del Mare del Nord), in queste ore: perde “solo” il 7% (a 26,23 dollari al barile).

Insomma, un quadro che rende del tutto insufficiente il piano Opec/G20 di tagli alla produzione per riequilibrare il mercato.

I consumi sono così deboli che Enterprise invertirà il flusso di un oleodotto: per un certo periodo il greggio non andrà più alle raffinerie e ai porti sul Golfo del Messico, ma viaggerà in direzione opposta, verso le grandi cisterne di Cushing, località che è punto di consegna del Wti quotato al Nymex.

A questo punto dovremo valutare cosa accadrà alle compagnie petrolifere americane, al mondo estrattivo alternativo (shale gas) ma soprattutto alle migliaia di contratti, ETF e fondi comuni imbottiti di scommesse sul petrolio.

Conclusione: avresti mai pensato che un barile di petrolio potesse arrivare a costare ZERO DOLLARI????

L’IMPOSSIBILE è oggi devenuto realtà!

Perché è importante esserne informati?

Bisogna per forza diventare dei tecnici?

NO

Questo è il mio lavoro, ma è importante che tu abbia una percezione chiara di ciò che sta succedendo, ecco perché devi stare tranquillo.

Ma ci tengo che tu sappia che sto monitorando costantemente i tuoi investimenti.

Alberto Centofante.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *